Forse ho bevuto troppo caffè

10.11.2014 18:08

Mi è stato chiesto di parlare in pubblico della mia esperienza in carcere e de "Il Loto tra i sassi" in un incontro che si terrà a Ferrara. Per ora non posso dare altre informazioni, visto che è ancora tutto da definire, ma la prima cosa a cui penso, è la responsabilità a cui sono chiamato: dare voce a chiunque viva e lavori dentro quelle mura. In questi due anni da quel 3 luglio 2012 in cui venni "tradotto" in cella, ho dovuto faticosamente perdonare me stesso per il male procurato alla mia vita e ringraziare anche delle opportunità che poi ho cercato con tanta forza d'animo. Dovrò cominciare appunto dal perdono e dalla speranza attiva di una vita da cui non voglio fuggire. Sono scappato troppe volte dalle mie responsabilità e per questo poi ho dormito sulla branda di ferro arancione e fatto la doccia con le mutande per tutto quel tempo. Voglio riaprire i ricordi intrisi di dolore, ferro e urla. Voglio raccontare senza freni di come ho sentito picchiare un ragazzino di colore nella cella accanto e di come l'hanno trascinato al guinzaglio tra risa e arroganza. Voglio condividere anche il lavoro onesto di quei pochi che rispondono alla loro umanità in contrasto a un luogo in cui si perde ogni dignità. La perdono i detenuti. La perdono coloro che ci lavorano.
Contro. Sono contro e sarò sempre contro a ogni alienazione fisica e mentale delle persone e voglio dirlo qui, dove chiunque potrà scrivere la sua e dove dimostro apertamente il coraggio di prendermi ogni responsabilità per ciò che scrivo. Non voglio più essere semplicemente ciò che sono. Non mi basta più. Voglio che la mia voce denunci chi non parla e che sia il suono di chi non potrà più parlare. Nel mio piccolo voglio che Stefano Cucchi, Federico Aldrovandi, tornino a vivere insieme agli internati che stanno morendo a piccoli passi nel nostro più totale disinteresse.
C'è un mondo che ha bisogno di coraggio, non di violenza! C'è un mondo in cui un piccolo uomo può crescere nonostante tutto. C'è un mondo che può ascoltare i lamenti e un mondo che cerca di soffocarli. La differenza la facciamo noi con le nostre esistenze che possono essere passive e inconcludenti o attive e costruttrici di futuro. Dipende dal nostro piccolo. Abbiamo tutti una grandissima responsabilità verso quelli che oggi sono semplicemente i nostri figli e domani saranno gli adulti chiamati a guidare il loro presente e saremo stati noi a dar loro quel presente. E' ora di finirla con l'omertà. E' ora di parlare davvero. Dedico questo post al tuo domani e al domani di chiunque. Scusate lo sfogo. Forse ho bevuto troppo caffè.