Il Gohonzon questo sconosciuto
Shakyamuni fino all'ultimo istante di vita si è raccomandato di non cercare la buddità al di fuori di noi e di non considerarlo una divinità, o di venerare statue erette in suo onore, ma di cercare la nostra stessa umanità, perché solo attraverso questa si giunge al risveglio.
Va da sé quindi, che il Gohonzon (oggetto di culto a cui si deve rispetto) non rappresenti il Budda, ma l'uomo nella sua totalità.
Partiamo dall'inizio
Nichiren vede nel sutra del Loto, e precisamente nel titolo Myoho renge kyo, il fulcro di tutto l'insegnamento di Shakyamuni, ma nel tempo le scuole buddiste si sono diramate o addirittura discostate dal sutra.
Nel 1253 aggiunge Nam (devozione) al titolo e proclama per la prima volta Nam myoho renge kyo, riformando e uniformando l'insegnamento del budda per tutta l'umanità. Da questo momento in poi rende accessibile a chiunque l'intero insegnamento buddista.
All'epoca di Nichiren il legame con il budda e i credenti era ormai dissolto in migliaia di falsi insegnamenti e di preti arroganti, così come egli stesso li descrive, quindi per più di vent'anni, nonostante gli attentati e le diffamazioni, cerca di ricostruire il nesso tra l'uomo, il budda e la legge di causa effetto espressa in Nam myoho renge kyo.
Negli anni capisce la necessità di un oggetto di culto che la rappresenti nella sua interezza.
Intorno al 1275 iscrive i primi Gohonzon per alcuni seguaci, usando caratteri e non disegni perché venga interiorizzato il concetto e non la figura, la quale porterebbe il credente a considerarla un'icona salvifica anziché l'espressione grafica dell'uomo.
E' nel 1279, dopo il martirio di alcuni contadini devoti di Nichiren, che vede il momento giusto di diffondere un unico Gohonzon per tutta l'umanità, riportando i credenti all'insegnamento originale del Budda e al loro legame karmico con la vita, quindi del Budda, quindi di Nam myoho renge kyo, vera espressione dinamica dell'universo.
Non a caso Nichiren muore qualche anno dopo aver compiuto la missione di una vita. Nel momento in cui iscrive il Gohonzon infatti, può finalmente proclamare il sutra del Loto di Shakyamuni il buddismo del raccolto, per aver dato agli uomini gli insegnamenti e, della semina quello che si svilupperà dopo il Gohonzon di Nichiren per aver rimesso il seme karmico nelle generazioni future.
Ma com'è fatto il Gohonzon e perchè?
A voler essere minuziosi, solo per descriverlo in ogni sua parte occorrerebbe un'enciclopedia, per cui prenderò le parti di interesse maggiore.
Si tratta di una pergamena in cui Nichiren descrive con caratteri cinesi e sanscriti il giuramento dei Bodhisattva nel capitolo del sutra del Loto “L'apparizione della torre preziosa” che identifica la connessione tra l'uomo e la propria buddità. Nel Gohonzon viene posta al centro con la scritta Nam myoho renge kyo e subito sotto Nichiren, perché l'entità della legge è egli stesso, quindi ogni essere vivente, budda compreso. Ci sono anche i dieci mondi; Riunyo la figlia del Re Drago, che nel sutra si illumina pur essendo donna e animale a testimonianza che l'illuminazione è in tutti e non prevede discriminazione di sesso o di forma. C'è il Budda e la sua emanazione che identificano il razionale e il trascendentale.
Il Gohonzon nella sua interezza esprime tutto ciò che è l'essere vivente in ogni istante di vita, per cui il credente che recita Nam myoho renge kyo davanti a esso, in realtà si guarda allo specchio e relaziona la causa interna, la recitazione, alla causa esterna, il Gohonzon. Ho scritto ampiamente infatti che abbiamo una costante interazione e che nulla si muove altrimenti, e il Gohonzon risponde alle stesse leggi.
E' molto importante che non si pensi mai all'oggetto di culto come la rappresentazione di qualcosa lontana da noi, ma come la vita stessa. Infatti, pregando di fronte a questa pergamena, il pensiero non è mai rivolto a una qualche richiesta o a lasciare un voto in favore di fortuna, ma a rivelare ciò che siamo senza appannaggi illusori. In quel momento siamo soli, ma al contempo immersi nell'universo che comprendiamo nella nostra unicità. La recitazione di nam myoho renge kyo è l'armonizzazione tra la fisicità, la mente e l'entità che abbraccia tutto. In questa pratica spariscono i preconcetti, i dogmi e la supponenza.
Nel Gohonzon l'uomo non trova un alleato, ma se stesso e ciò che conta nell'approccio, non è nella forma, ma nel rispetto che si deve verso la propria vita. E' una relazione che si costruisce di minuto in minuto proprio come una personalità in crescita. Più ritorni a ciò che sei veramente, più il Gohonzon acquista valore perché la consapevolezza di quanto siamo preziosi, uscirà allo scoperto come mai avremmo immaginato. Il segreto sta nella relazione tra noi e l'oggetto di culto, non certo da qualche altra parte.