Il ricco Sudatta - Lo studio del mese di dicembre con testo integrale
Il ricco Sudatta Lezione di Daisaku Ikeda
Quando il mio mentore, il secondo presidente della Soka Gakkai Josei Toda, parlava con i giovani, condivideva spesso le sue penetranti intuizioni su vari fatti storici e sottolineava l'importanza di formare persone capaci per il futuro di kosen-rufu.
Faceva notare che in alcuni periodi della storia l'assenza di individui capaci aveva portato alla caduta di una nazione o di una civiltà, mentre in altri la presenza di molte persone del genere aveva prodotto un'epoca di prosperità e fioritura, e che certe specifiche crisi erano state superate grazie all'intervento di personaggi capaci e di talento. Parlando con noi ribadiva che «la grande impresa di kosen-rufu richiede energie fresche e passione per creare una nuova epoca. Perciò è essenziale che i giovani comincino ad agire. Bisogna credere nel potere della gioventù».
Quando compii venticinque anni, all'inizio di gennaio 1953, Toda mi nominò responsabile della prima squadra della divisione giovani uomini. Fu allora che ebbe inizio l'impresa per realizzare il suo scopo, la conversione di settecentocinquantamila famiglie.
«Il mio maestro sta pregando affinché appaia un flusso costante di discepoli autentici» mi dissi, e feci questo voto: «Io raccoglierò una grande moltitudine di giovani discepoli e li radunerò davanti al presidente Toda».
La prima squadra della divisione giovani uomini allora contava solo trecentotrentasette membri, ma alla fine dell'anno il numero triplicò e superò i mille.
Dal momento della mia nomina mi concentrai sull'obiettivo di trovare al nostro interno persone capaci di svolgere ruoli di responsabilità nel movimento. Anzi, per meglio dire, tutti i membri ai miei occhi risplendevano di tale immenso potenziale.
Condividere problemi e lotte
Perciò, nello sforzo di conoscere ogni membro della divisione giovani, feci in modo di trovare il tempo non solo di parlare con loro prima e dopo le riunioni, ma anche di visitarli o incontrarli personalmente per ascoltare ciò che avevano da dire.
E meglio li conoscevo, più profondamente pregavo affinché riuscissero a svilupparsi come persone capaci per kosen-rufu e a forgiare legami solidi con il loro maestro, il presidente Toda. A volte andavamo insieme ai bagni pubblici o li invitavo a casa mia, ascoltavamo dei dischi e conversavamo mentre si mangiava. Ancora oggi quei giorni rimangono dei cari ricordi.
Ho sempre cercato di fare il massimo: mi impegnavo anima e corpo nell'incoraggiare sinceramente ogni persona che avevo di fronte.
Condividevamo i nostri problemi e recitavamo insieme. Diffondevamo insieme gli insegnamenti del Daishonin e lottavamo fianco a fianco per kosen-rufu.
La realizzazione di una famiglia armoniosa, di kosen-rufu nella propria comunità e della pace nel mondo iniziano da una singola persona che si alza in piedi con speranza e coraggio. È una formula immutabile. La crescita e la prosperità hanno luogo laddove sono state formate persone capaci: è un principio eterno.
In questa lezione discuteremo lo scritto del Daishonin Il ricco Sudatta, indirizzato al giovane discepolo Nanjo Tokimitsu, e studieremo lo spirito con il quale Nichiren si dedicava a far crescere individui capaci, affinché un flusso costante di giovani "Nanjo Tokimitsu" possa emergere nei luoghi in cui viviamo e svolgiamo le nostre attività buddiste.
Incoraggiare un seguace che sta lottando in una situazione difficile
Questa lettera fu inviata a Nanjo Tokimitsu nel dicembre 1280. Durante l'anno precedente, il 1279, la persecuzione di Atsuhara aveva raggiunto il culmine, con l'arresto e la successiva condanna a morte di vari contadini che credevano negli insegnamenti del Daishonin. Tale persecuzione era iniziata proprio a causa del numero incredibile di persone che si erano convertite a questi insegnamenti nella zona di Fuji della provincia di Suruga (attualmente parte della prefettura di Shizuoka) grazie agli intensi sforzi nella propagazione dei credenti locali guidati da Nikko Shonin. Si pensa che al momento della stesura della lettera la situazione a Suruga fosse piuttosto tesa.
Nelle fasi cruciali della persecuzione di Atsuhara Nanjo Tokimitsu aveva protetto i suoi compagni di fede: senza preoccuparsi della sua incolumità personale, aveva accolto in casa vari credenti e, con il coraggio che si addice a un giovane, si era sforzato di tenerli al sicuro. Ma le autorità secolari e i preti influenti delle scuole buddiste tradizionali della zona non avevano di certo accolto con favore gli sforzi di Tokimitsu per difendere gli insegnamenti del Daishonin. Come scrive quest'ultimo: «[I preti locali e i loro seguaci] fanno reclami contro i credenti di Atsuhara e appena possono cercano di ostacolarci» (Proteggere i credenti di Atsuhara, RSND, 2, 829).
Infatti all'epoca in cui fu scritta questa lettera Tokimitsu stava attraversando gravi difficoltà economiche a causa delle pesanti tasse che le autorità avevano imposto sulla sua tenuta e della richiesta che fornisse gratuitamente uomini per svolgere opere pubbliche. Ma, invece di preoccuparsi per se stesso, Tokimitsu si preoccupava del benessere del Daishonin all'approssimarsi di un nuovo anno sulle montagne di Minobu coperte di neve, e così gli aveva inviato un'offerta [sotto forma di monete].
In questa lettera il Daishonin esprime la sua gratitudine per il sincero sostegno del suo giovane discepolo.
«Ti insegnerò come diventare facilmente un Budda. Insegnare qualcosa a un altro è come oliare le ruote di un pesante carro così che possano girare, o come far galleggiare una barca sull'acqua così che possa procedere senza difficoltà».
Il modo per diventare facilmente un Budda
A quel tempo i seguaci del Daishonin nella provincia di Suruga erano ancora bersagliati dagli incessanti assalti dei tre ostacoli e dei quattro demoni e dei tre potenti nemici del Buddismo. Il Daishonin sperava che Tokimitsu, come discepolo di quella zona, costruisse una fede incrollabile e rimanesse saldo nella sua pratica buddista in modo da trionfare sulle avversità.
In questa lettera gli dice che c'è un modo per diventare facilmente un Budda. Insegnare «come diventare un Budda» significa mettere in grado ogni persona di incamminarsi infallibilmente sul sentiero che conduce alla felicità e alla vittoria. È la strada attraverso la quale chiunque può agevolmente diventare felice. Questo è il percorso che il Daishonin dice insegnerà a Tokimitsu. E al giovane discepolo, che stava affrontando grandi difficoltà, niente sarà apparso più gratificante. In una lettera dell'anno precedente (1279), il Daishonin loda Tokimitsu per i suoi coraggiosi sforzi nella persecuzione di Atsuhara chiamandolo "il saggio di Ueno" e gli dice: «È mio desiderio che tutti i miei discepoli formulino un grande voto» (La Porta del drago, RSND, 1, 891).
Rispondendo all'incoraggiamento del maestro, Tokimitsu si era sforzato sinceramente come discepolo. Dal punto di vista oggettivo era sicuramente sulla strada giusta per conseguire la Buddità.
Ma tutti i giovani sono in ansia rispetto a ciò che li attende. Se ne preoccupano proprio perché vogliono migliorare, crescere, superare, anche di poco, la loro condizione presente. Sostenere i giovani nel loro desiderio sincero e puro di crescere, aiutarli a esprimere pienamente il loro potenziale, rispettarne i desideri di sviluppo personale, lodarli e incoraggiarli in tal senso: questi sono gli elementi chiave per formare i giovani.
In questa lettera il Daishonin ci fa vedere che non si può insegnare qualcosa agli altri cercando di costringerli o dando loro direttive da una posizione di superiorità. Quando si oliano le ruote, un carro può avanzare nonostante il carico pesante. Quando si è a bordo di una barca che galleggia, si può procedere facilmente sull'acqua. Questi sono esempi di come sostenere o facilitare un armonioso movimento in avanti. In altre parole, il punto importante è rendere facile il percorso di una persona pur riconoscendo al tempo stesso che avanzare concretamente dipende da lei. Non siamo noi ad assumerci le sfide che sta a quell'individuo superare.
Allo stesso modo lo scopo dell'educazione - ovvero, come dice il Daishonin, «insegnare qualcosa a un altro» - consiste nel formare persone che abbiano la forza di affrontare le sfide della vita. Nel Buddismo è la stessa cosa. Ogni persona deve modellare il proprio destino. Lo scopo del Buddismo è semplicemente allenare persone forti in grado di farlo.
Tutti possiedono il nobile stato vitale della Buddità, tutti possono avanzare trionfanti sul cammino supremo della felicità. Quando ci risvegliamo al fatto che abbiamo dentro di noi lo stato vitale della Buddità, vasto come l'universo, non c'è difficoltà che non possiamo superare. Quando manifestiamo la nostra forza intrinseca possiamo affrontare con coraggio, gioia e fiducia in noi stessi i nostri compiti quotidiani.
Lo stesso vale per il principio della trasformazione del karma. Ognuno di noi deve affrontare personalmente il proprio karma o destino. Una volta che sappiamo di avere dentro di noi il potere di cambiare qualsiasi karma, possiamo trovare un significato nelle avversità che affrontiamo. Possiamo trasformare il karma in missione.
Guida, educazione, formazione e sostegno
In questo contesto possiamo interpretare l'oliare le ruote del carro e il far galleggiare una barca sull'acqua come chiavi importanti per sviluppare persone capaci.
Da Toda appresi quattro punti fondamentali per formare persone capaci: guidare, educare, allenare e sostenere. Possiamo definirli così:
1) guidare significa aiutare le persone a sfidarsi per superare le proprie debolezze e paure in modo da diventare felici;
2) educare significa dare l'esempio e agire insieme;
3) allenare significa dare fiducia, affidare compiti e offrire alle persone opportunità di mettere in pratica ciò che hanno imparato;
4) sostenere significa riconoscere gli sforzi delle persone, che abbiano avuto successo o meno, lodandole e prestando attenzione a ognuna di loro.
Supponiamo per esempio che nel nostro settore o nella nostra zona ci siano giovani che si sentono sopraffatti da qualche difficoltà o problema concreto.
Possiamo parlare con loro dei benefici della pratica del Buddismo di Nichiren in modo che trasformino la mancanza di fiducia in se stessi e compiano la propria rivoluzione umana. Possiamo dire loro che sono in grado di tirar fuori lo stesso potere del Budda, che tutti abbiamo dentro di noi, aiutandoli a raccogliere il loro coraggio. Questo è "guidare".
Possiamo unirci a loro quando parlano del Buddismo ai loro amici o svolgono altre attività per kosen-rufu, usando queste occasioni per essere un esempio concreto da seguire. Questo è "educare". Inoltre è importante che i giovani si facciano un'idea chiara su come portare avanti le attività, sentano di essere in grado di farlo e comincino concretamente ad agire. Se pensano che ciò vada oltre le loro capacità, esiteranno anche a provarci. Cominciare a intraprendere tali attività di propria iniziativa è l'inizio dell'"allenamento".
Infine, credere nelle capacità intrinseche dei giovani e incoraggiarli sinceramente, così che possano svilupparsi senza vincoli. Questo è "sostenere".
Solo quando questi quattro pilastri sono solidamente radicati, si potranno far crescere persone capaci per kosen-rufu. L'efficacia di questi quattro punti dipenderà in ultima analisi anche dalla misura in cui coloro che si occupano di formare gli altri riescono a sviluppare la propria vita e a progredire nella propria rivoluzione umana.
Non occorrono abilità particolari per guidare e formare gli altri, ciò che conta è l'atteggiamento di impegnarsi per crescere insieme. Quando recitiamo per la crescita degli altri e dialoghiamo regolarmente con loro, possiamo crescere e svilupparci insieme. Nel Buddismo far crescere persone capaci non significa costringerle in un modello precostituito, forzandole ad adattarsi a qualche nozione preconcetta di come dovrebbe essere la persona capace ideale, ma è invece permettere all'individualità di ognuno di risplendere al massimo.
Il fondamento delle attività della SGI per far crescere persone capaci è mettere in grado ciascuno di dimostrare pienamente il proprio specifico potenziale. Allora, armonizzando l'individualità di ogni persona nello spirito di "diversi corpi, stessa mente", possiamo far avanzare kosen-rufu. Mirando alla nostra felicità e a quella degli altri ognuno di noi può manifestare la propria nobile missione come Bodhisattva della Terra.
«Il modo per diventare facilmente un Budda non è niente di straordinario: è come dare dell'acqua a un assetato in tempo di siccità, come dare del fuoco a una persona intirizzita dal freddo o come dare a un altro l'unico esemplare che si possiede di qualcosa, oppure offrire in elemosina ciò da cui dipende la propria vita».
La chiave per conseguire la Buddità
«Il modo per diventare facilmente un Budda non è niente di straordinario», dice il Daishonin. Primo, scrive, è offrire agli altri ciò di cui hanno bisogno. Per esempio, dare acqua a un assetato o accendere un fuoco per chi è intirizzito dal freddo. Anche nella pratica della donazione portata avanti dai bodhisattva, è quando si fornisce a una persona qualcosa di cui ha bisogno che l'atto di offrire diventa significativo. Secondo, il Daishonin afferma che il modo per diventare facilmente un Budda consiste nell'offrire qualcosa di cui si possiede un unico esemplare o qualcosa senza la quale non si potrebbe rimanere in vita.
Entrambe queste frasi si possono interpretare come lodi alla profonda sincerità di Nanjo Tokimitsu nel fare offerte al Daishonin. Nichiren sta dicendo che il dono ricevuto dimostra che Tokimitsu si sta già impegnando nella pratica per diventare un Budda, sta già percorrendo il cammino dell'Illuminazione.
La gente tende a pensare che conseguire la Buddità richieda pratiche austere e difficili come quelle svolte dal ragazzo delle Montagne Nevose1 che era disposto a dare il suo bene più prezioso, cioè la vita, per amore della Legge. Davanti a una simile visione dell'ottenimento dell'Illuminazione, le persone dell'Ultimo giorno della Legge tendono a convincersi che sia una strada al di là delle proprie possibilità.
Ma il Daishonin afferma: «Tuttavia, per quanto riguarda il conseguimento della Buddità, le persone comuni, tenendo bene in mente le parole "determinazione sincera", diventano Budda» (L'offerta del riso, RSND, 1, 998).
Quando offriamo qualcosa di prezioso e importante per noi, il nostro spirito dell'offerta è lo stesso di quello del ragazzo delle Montagne Nevose. Per noi ciò significa promettere di realizzare kosen-rufu nella nostra vita quotidiana, mentre viviamo pienamente la nostra esistenza. Così facendo stiamo dedicando la vita al Buddismo e quindi facciamo emergere lo stato di Buddità dentro di noi. Per tornare a questa lettera, l'offerta di Nanjo Tokimitsu rappresenta la sua dedizione alla pratica buddista e quindi, come dice il Daishonin, è garantito che conseguirà la Buddità.
Le azioni di re Colore Dorato e di Sudatta
Nella parte successiva al passo citato il Daishonin rivela, attraverso le storie del re Colore Dorato (che era il Budda Shakyamuni in un'esistenza precedente) e del ricco Sudatta (un seguace laico di Shakyamuni), che l'atto di offrire qualcosa di prezioso permette di accumulare incommensurabili benefici e buona fortuna.
Nella prima storia si narra del popolo di una terra governata dal re Colore Dorato che stava soffrendo a causa della carestia provocata da una forte siccità. Il re, che desiderava profondamente salvare gli altri, offrì alla popolazione l'ultima razione di riso rimasta. E, come per rispondere alla compassione del re, le divinità celesti fecero cadere la pioggia, salvando la vita di tutti gli abitanti (cfr. RSND, 1, 963).2
Nella seconda storia si narra di un uomo ricco di nome Sudatta che diventò povero e poi nuovamente ricco per sette volte. Nella settima occasione in cui cadde in miseria, offrì con gioia il suo ultimo riso a Shakyamuni e ai suoi discepoli. Il beneficio di quell'atto altruistico fu di diventare l'uomo più ricco di tutta l'India (cfr. RSND, 1, 963-964).3
Il cuore, come afferma il Daishonin, è davvero la cosa più importante. Qualunque sia la difficoltà che stiamo affrontando, per quanto dura possa essere la nostra situazione, non dobbiamo mai essere sconfitti nel cuore. Non serve disperarci, sminuirci o sentirci inadeguati.
Il Daishonin insegna che dobbiamo semplicemente fare del nostro meglio, nel nostro modo, per il bene del Buddismo e la felicità degli altri. I "tesori del cuore" che accumuliamo così facendo arricchiranno la nostra vita, ci porteranno felicità e benefici, e faranno sorgere una fortuna insuperabile. Certamente Tokimitsu fu profondamente toccato da come il Daishonin lo aveva incoraggiato citandogli le storie del re Colore Dorato e di Sudatta. Il Daishonin gli dice: «Da questi esempi dovresti comprendere tutte le altre situazioni» (RSND, 1, 964).
Sia il re Colore Dorato, che era disposto a dare la sua vita per il popolo, sia Sudatta, che fece offerte al Budda e ai suoi discepoli nonostante fosse povero, vissero con uno spirito di dedizione altruistica, uno spirito in sintonia con quello del giovane Tokimitsu, che lottò al fianco del Daishonin in un tempo di grandi avversità senza mai arretrare di un solo passo.
Ogni avversità è un punto di svolta per elevare il nostro stato vitale
Senza dubbio leggendo questa lettera Tokimitsu avrà sentito che il suo maestro comprendeva perfettamente il suo cuore. Il giovane stava vivendo un periodo di gravi privazioni, ma lottando con determinazione in un momento così difficile avrebbe potuto ottenere fortuna e benefici incommensurabili. Avrebbe potuto percorrere la grande strada che conduce alla rivelazione della condizione vitale del Budda, non doveva preoccuparsi. Sapendo di trovarsi a un punto cruciale nel quale poteva elevare notevolmente la sua condizione vitale, avrà provato una forte emozione e un profondo senso di determinazione.
Niente è più meraviglioso di avere un maestro.
Il Daishonin aveva continuato a vegliare sulla crescita di Tokimitsu sin da quando lo aveva incontrato da ragazzo, gli era stato vicino quando suo padre [Nanjo Hyoe Shichiro] e suo fratello maggiore [Nanjo Shichiro Taro] erano morti, rispettivamente nel 1265 e nel 1274. All'inizio dell'anno in cui il Daishonin gli inviò questa lettera, Tokimitsu aveva gioito per la nascita del suo figlio maggiore e aveva sofferto per la morte del fratello minore, verso il quale anche il Daishonin nutriva grandi speranze.
La vita ha i suoi alti e bassi, le sue vette e le sue valli oscure. Basandosi sulla prospettiva illuminata del Buddismo e sulle lezioni offerte dalle storie del re Colore Dorato e di Sudatta, il Daishonin insegna a Tokimitsu che, per quanto dolorosa e difficile sia la situazione, chi si impegna assiduamente otterrà un elevato stato vitale.
Comportarsi con compassione buddista significa essere attenti ai sentimenti delle persone che stanno lottando, fare tutto ciò che possiamo per alleviare, anche solo un poco, il dolore di quei cuori colmi di tristezza che si disperano per le amare prove della vita. Significa dare speranza a coloro che stanno sforzandosi duramente in circostanze difficili, dare coraggio a chi si sente a un punto morto e non sa più come andare avanti. Significa insegnare, dimostrare e risvegliare gli altri al fatto che possiedono dentro di sé il potere di superare qualsiasi problema e metterli in grado di attingere concretamente a quel potere. Anche questi sono punti importanti per far crescere persone capaci.
Noi cerchiamo di aiutare le persone a far emergere la loro forza interiore per rimuovere le cause della sofferenza e affrontare le sfide della vita quotidiana con gioia e ottimismo. Cerchiamo di aiutarle a sentire che alla fine sicuramente vinceranno. Quando nel profondo del loro essere si risveglia questa convinzione, saranno in grado di agire con coraggio e determinazione.
Questa è l'educazione che Nanjo Tokimitsu ricevette dal Daishonin, che gli permise di condurre una vita piena di significato.
«Tu somigli già a un seguace del Sutra del Loto, come una scimmia somiglia all'uomo o una torta di riso somiglia alla luna. Per aver protetto in questo modo le persone di Atsuhara, la gente di questo paese ti considera [un ribelle] come Masakado4 dell'era Shohei (931-938) o come Sadato5 dell'era Tengi (1053-1058). E ciò semplicemente perché hai dedicato la tua vita al Sutra del Loto. Ma gli dèi celesti non ti considerano affatto come un uomo che abbia tradito il suo signore».
La protezione delle divinità celesti è assicurata
Qui il Daishonin afferma che Tokimitsu, avendo protetto i suoi compagni di fede durante la persecuzione di Atsuhara con il suo stesso spirito, assomiglia a un devoto del Sutra del Loto.
Naturalmente non ci sarebbe stato niente di strano a definire Tokimitsu un devoto del Sutra del Loto, ma possiamo presumere che qui il Daishonin usi il verbo "assomigliare" per incoraggiare il giovane discepolo a crescere ulteriormente.
Il Daishonin cita anche gli ardui sforzi di Tokimitsu per proteggere i compagni di fede durante la persecuzione di Atsuhara e aggiunge che, però, la gente di Suruga di certo lo considera simile ai guerrieri Taira no Masakado o Abe no Sadato, che furono uccisi come traditori dell'impero nelle ere passate. Secondo il modo di pensare feudale, infatti, anche coloro che erano nel giusto, se disobbedivano al loro signore feudale o al sovrano stavano tradendo il codice morale generalmente accettato.
Ma il Daishonin incoraggia con fiducia Tokimitsu dicendogli che, poiché tutte le sue azioni erano a beneficio del Sutra del Loto, sicuramente le divinità celesti ne avrebbero tenuto conto e lo avrebbero protetto.
Questo passo dimostra perfettamente conquanta chiarezza e accuratezza il Daishonin avesse compreso le circostanze in cui si trovava Tokimitsu. Sapere che il maestro aveva capito così bene la sua situazione deve essere stato di grande conforto per il giovane discepolo, e la dichiarazione del Daishonin che le divinità celesti lo stavano proteggendo avrà senza dubbio rafforzato la sua convinzione.
Dare guide ricche di umanità e attente alla situazione degli altri, fondate sul desiderio di abbracciarli e sostenerli con calore, contribuisce sicuramente alla crescita di persone capaci. Questo principio è assolutamente valido anche oggi. La gioventù è un'età piena di preoccupazioni e ansie. Se i giovani hanno qualcuno che li capisce e li incoraggia, possono affrontare i loro problemi con fiducia in se stessi e far emergere liberamente il proprio potenziale interiore.
Spero che gli uomini e le donne della SGI veglino calorosamente sui giovani e li incoraggino costantemente. Coloro che allevano individui capaci per kosen-rufu sono i veri tesori del nostro movimento.
«Inoltre, poiché al tuo piccolo villaggio sono stati imposti numerosi oneri pubblici, tu stesso non hai il cavallo che dovresti montare e tua moglie e i tuoi figli non hanno gli abiti che dovrebbero indossare.
Nonostante tale situazione, preoccupato che il devoto del Sutra del Loto possa soffrire fra le nevi di queste montagne e possa mancare di cibo, hai inviato mille monete. La tua offerta è simile a quella della povera donna che dette a un mendicante la veste che divideva con suo marito o a quella di Rida che dette a un pratyekabuddha tutto il miglio contenuto nel suo vaso.6 È ammirevole!».
Incoraggiare anche i membri della famiglia
Sfruttando la loro posizione di potere, le autorità imposero pesanti tasse punitive sulla piccola proprietà di Tokimitsu richiedendogli inoltre di fornire uomini per lavori non pagati. Tutto ciò ridusse la sua famiglia in una condizione di povertà tale che, pur essendo un membro della classe guerriera, Tokimitsu non aveva un cavallo da montare e non poteva permettersi abiti adeguati per la moglie e i figli. Eppure, anche in tali misere circostanze, il giovane cercò continuamente di mandare offerte per sostenere il Daishonin a Minobu.
In questa lettera il Daishonin scrive che Tokimitsu, senza dubbio preoccupato per le sue condizioni di indigenza all'approssimarsi del nuovo anno, era riuscito a racimolare un migliaio di monete e a inviargliele come offerta, e gli esprime nuovamente il suo grande apprezzamento lodandolo profondamente per la sua devozione.
In quest'ultimo brano possiamo notare come il Daishonin sottolinei con calore non solo gli sforzi di Tokimitsu ma anche quelli di sua moglie che, leggendo la lettera, deve aver percepito tale considerazione gentile espressa in frasi come «tua moglie e i tuoi figli» e la «povera donna [e] suo marito» [nella parabola buddista che egli cita] (cfr. RSND, 1, 964). Rassicurando i membri della famiglia di Tokimitsu, il Daishonin permise al discepolo di lottare con ancora più forza. Tali espressioni piene di premura riflettono l'insegnamento del Daishonin, la cui luce compassionevole abbraccia tutte le persone, portando loro pace e conforto e colmandole di energia e vitalità.
Tener conto delle circostanze individuali è una componente essenziale nel far crescere persone capaci. Hanno qualche preoccupazione? Com'è il loro ambiente? Stanno lottando con qualche problema di cui nessuno è a conoscenza? Una simile preoccupazione per la felicità e il benessere di ogni persona sorge dal senso di responsabilità, alla base del quale c'è la compassione. Recitare Nam-myoho-renge-kyo ci permette di sviluppare la capacità di immaginare ciò che gli altri stanno vivendo.
La SGI sta portando avanti la filosofia umanistica di Nichiren Daishonin, per questo è stata capace di costruire una rete mondiale dedita al bene.
Un'organizzazione che genera persone capaci
Toda soleva dire che le persone capaci non hanno niente di intrinsecamente speciale o diverso dagli altri; si tratta solo di lucidare e far brillare le loro capacità. Proprio in questo modo egli prese me, un giovane comune, e mi allenò a fondo.
Mi sono dedicato con tutto il cuore a far crescere persone capaci, animato dal desiderio di ripagare il debito di gratitudine nei confronti del mio maestro, e sono determinato a fare tutto il possibile per proseguire tale opera nel futuro.
Decidete che coloro che hanno meno esperienza di voi hanno la potenzialità di superarvi, e allenateli in modo che vi superino: questo è lo spirito che i membri anziani nella fede dovrebbero avere nei confronti dei più giovani. Questa è la tradizione della Soka Gakkai.
Lo spirito fondamentale dei responsabili Soka è mettere in grado tutte le persone di diventare felici, di crescere come individui eccellenti, di impiegare al massimo i propri punti di forza e il proprio potenziale.
Dopo la campagna di Osaka del 1956 Toda mi disse: «Se il movimento di kosen-rufu continua a progredire, produrremo molte persone di talento in ogni ambito della società. Ci saranno membri della Soka Gakkai che lavoreranno con dedizione in ogni campo per la prosperità della società e la pace dell'umanità. In altre parole la Soka Gakkai assumerà un ruolo centrale nel sostenere la creazione di pace e cultura per tutta l'umanità. Diventerà una grande istituzione educativa in grado di formare individui capaci allo scopo di raggiungere questi obiettivi. Il nostro compito essenziale è creare persone di carattere. Il nostro movimento per la rivoluzione umana si diffonderà in tutto il mondo».
Proprio come il mio maestro aveva previsto, adesso in tutto il globo stanno emergendo membri capaci.
Io dichiaro, insieme a tutti i miei amati compagni di fede, che niente potrà fermare il poderoso flusso di persone capaci che stanno emergendo nella SGI per dedicarsi a kosen-rufu nel mondo.
I membri della divisione giovani stanno realizzando ambienti di fiducia in famiglia, nelle loro comunità e nella società e arriveranno a rivestire un ruolo centrale per la vittoria di tutte le persone. Il nostro movimento per la rivoluzione umana sta estendendosi su scala globale.
I giovani Soka continueranno a emergere in numero sempre crescente come protagonisti della nuova era di kosen-rufu mondiale.
I brani di Gosho utilizzati in questa lezione
(testo integrale RSND, 1, 693 e sul sito di Buddismo e società)
Ti insegnerò come diventare facilmente un Budda. Insegnare qualcosa a un altro è come oliare le ruote di un pesante carro così che possano girare, o come far galleggiare una barca sull'acqua così che possa procedere senza difficoltà. Il modo per diventare facilmente un Budda non è niente di straordinario: è come dare dell'acqua a un assetato in tempo di siccità, come dare del fuoco a una persona intirizzita dal freddo o come dare a un altro l'unico esemplare che si possiede di qualcosa, oppure offrire in elemosina ciò da cui dipende la propria vita. (RSND, 1, 963).
[...] Tu somigli già a un seguace del Sutra del Loto, come una scimmia somiglia all'uomo o una torta di riso somiglia alla luna. Per aver protetto in questo modo le persone di Atsuhara, la gente di questo paese ti considera [un ribelle] come Masakado dell'era Shohei (931-938) o come Sadato dell'era Tengi (1053-1058). E ciò semplicemente perché hai dedicato la tua vita al Sutra del Loto. Ma gli dèi celesti non ti considerano affatto come un uomo che abbia tradito il suo signore. Inoltre, poiché al tuo piccolo villaggio sono stati imposti numerosi oneri pubblici, tu stesso non hai il cavallo che dovresti montare e tua moglie e i tuoi figli non hanno gli abiti che dovrebbero indossare.
Nonostante tale situazione, preoccupato che il devoto del Sutra del Loto possa soffrire fra le nevi di queste montagne e possa mancare di cibo, hai inviato mille monete. La tua offerta è simile a quella della povera donna che dette a un mendicante la veste che divideva con suo marito o a quella di Rida che dette a un pratyekabuddha tutto il miglio contenuto nel suo vaso. È ammirevole! (RSND, 1, 964).
Note
1) Ragazzo delle Montagne Nevose (giapp. Sessen Doji): nome del Budda Shakyamuni in una vita precedente in cui praticava le austerità. Per mettere alla prova la sua determinazione, il dio Shakra gli apparve sotto forma di un demone affamato e recitò metà di un verso di un insegnamento buddista. Il ragazzo implorò il demone di rivelargli la seconda metà del verso. Questi acconsentì, ma chiese in cambio la sua carne e il suo sangue. Il ragazzo delle Montagne Nevose offrì volentieri il suo corpo al demone che a sua volta gli rivelò l'altra metà dell'insegnamento. Ma quando il giovane stava per adempiere la sua promessa gettandosi fra le fauci del demone, questi si trasformò in Shakra, lo raccolse e lo lodò per la sua decisione di dare la vita per la Legge.
2) Il Sutra del Re Colore Dorato narra una storia leggermente diversa, nella quale il re offre la sua ultima razione di riso in offerta a un pratyekabuddha. Allora dal cielo piovono vestiti, cibo e altri beni e il popolo viene liberato dalla sofferenza.
3) Sudatta era un mercante di Shravasti in India e un patrono del Budda. Si diceva che fosse uno degli uomini più ricchi del regno di Kosala. Per le sue frequenti donazioni ai poveri e agli emarginati era anche chiamato Anathapindada (Fornitore dei Bisognosi). Il monastero di Jetavana, che donò a Shakyamuni, diventò un importante centro di predicazione del Budda.
4) Taira no Masakado (m. 940), guerriero del clan Taira che ebbe molto potere nell'era Shohei (931-938). Attaccò gli uffici governativi nel Kanto e adottò il titolo di "nuovo imperatore"; poco dopo il suo esercito fu sconfitto ed egli fu ucciso dal cugino, Taira no Sadamori.
5) Abe no Sadato (1019-1062), capo di una potente famiglia del Giappone nordorientale durante l'era Tengi (1053-1058). Cercò l'indipendenza dal dominio imperiale, ma fu sconfitto e ucciso in battaglia dall'esercito dell'imperatore.
6) Rida: secondo il Sutra del Deposito di vari tesori, un uomo ricco aveva due figli, Rida e Arida. In punto di morte, non divise le sue proprietà fra i figli, ma raccomandò loro di aiutarsi l'un l'altro. Con il tempo il maggiore, Rida, si trovò in difficoltà, prese i voti e divenne un pratyekabuddha. Anche il fratello minore Arida cadde in miseria e si ridusse a vivere vendendo legna da ardere. Un giorno, vedendo in città un pratyekabuddha con la ciotola dell'elemosina vuota, gli offrì un pasto senza riconoscere in lui il proprio fratello. Grazie a questa buona azione, rinacque dapprima come il re celeste Shakra, poi come un re che mette in moto la ruota e infine come uno dei dieci maggiori discepoli di Shakyamuni. Il testo nomina Rida, ma il Daishonin probabilmente si riferisce ad Arida.
Gosho integrale
VII_24ilriccosudatta.pdf (113829)