Le cose grandiose si manifestano nelle piccole cose
Un giorno di molti mesi fa, forse nel 2009 d.C. mi sono fermato a pensare...
...che ogni mio pensiero può essere capito o no, può essere confutato o condiviso e venire utile, o già pensato da un buon miliardo di persone in varie lingue, perché vivo in una comunità, la quale è parte di questo mondo sballonzolante nell'universo.
Sono ognuno di voi, tutti voi siete me e noi tutti siamo il mondo che viviamo con ogni emozione che proviamo.
Non sono e non siamo fenomeni a parte, o chiusi nell' arca di Noè in cerca di terraferma, ma innanzitutto siamo noi stessi, e anche il legno di quell'arca, il timone e il mare intero, infatti, mentre scrivo, tu leggi e apri gli occhi oppure mi mandi a cagare, ma già questo dice quanto in realtà siamo interconnessi.
La questione è la visione soggettiva delle cose, cioè il punto di vista.
Un giorno mentre calpestavo merde di cane e margherite alla Pieve di Argenta, mi scampanellava un pensiero che m'assorbiva in un'autistica camminata, ovvero: quanto sono diverse le persone tra loro? Quanto si amano quei ragazzi che vedo appartarsi? Mi chiedevo. Quanto assomigliano, merda compresa, gli animali a noi uomini comunque infinitamente più grandi se misurati in intelligenza?
Eppure qualcosa mi mordeva e cioè, perché, se pur tanto diversi tra noi ed ermetizzati all'ambiente in cui viviamo, alla fine ci assomigliamo e abbiamo la sensazione o la necessità di avere qualcuno o qualcosa come "nostra metà" o che comunque ci completi?
Potremmo discuterne fino a morirne e aprire dibattiti più o meno colti o più o meno dipananti, ma la verità è che ogni pensiero dev'essere espresso con parole semplici, o non ci si chiarisce ed è inutile pensare se poi non ti capisce nessuno.
Per cui mi sono abbandonato in quel prato argentano, per arrovellarmi su come potessi io, un uomo di carne e sangue, sentire il respiro di un albero di legno e linfa o capire il linguaggio corporeo di un cane annusa-culo mangia-scartocci.
Mi chiedevo quindi: perché se nell'universo io sono un principe, l'unica creatura dotata d'intelletto, fatto a immagine e somiglianza del Dio dei preti, assomiglio tanto a tutto ciò che vedo compresi gli stuppioni e i bruciaculi del prato?
Perché in fondo forse dell'universo non ne sono il principe. Semplicemente.
Come essere umano ho una percentuale d'acqua, un poco di ferro, un pizzico d'azoto, un'ombra di sali minerali, zucchero SQ e un sacco di altre cose tra cui l'anima, poi guardo un albero e mi rendo conto che ha gli stessi elementi, compreso il carbonio, l'oro e ancora l'anima, così come il cane, gli stuppioni e i gli ippopotami.
Se vogliamo, il mio ingrediente segreto è la consapevolezza del sé ma non sono nulla più di una ricetta alla voce "risotti" del libro di cucina della natura.
Se poi alzo il naso, ben oltre la mia vista c'è un universo infinito, trilioni e trilioni e ancora trilioni e trilioni di volte più grande di me, ma con gli stessi elementi del prato che calpesto e i miei, compreso il metano che emano dopo una serata a fagioli e salsiccia, l'idrogeno e l'ossigeno, di cui, tra le altre cose, ne dovrei bere almeno un litro e mezzo al giorno per vivere sano.
E la vita stessa, o gli elementi al carbonio alla base di questa, nell'universo si diffondono anche per mezzo delle comete, come succede esattamente alla Pieve tra i cespugli, per mezzo delle api di fiore in fiore, per mezzo del vento e delle spore e i girini nei fossi assomigliano agli spermatozoi etc etc.
Evinco quindi che per capire la molteplicità delle forme e collocarmi non al di sopra o al centro del mondo, ma esattamente parte integrante e viva del tutto, mi basta coglierne il principio fondamentale.
Per quanto unici, abbiamo dentro la stessa essenza delle stelle, dei fiori e della pasta e fagioli.
Sono ognuno di voi, tutti voi siete me e noi tutti siamo il mondo che viviamo con ogni emozione che proviamo.
Come nell'universo le comete, nel prato le api, perché le cose grandiose si manifestano nelle piccole cose.
A presto,
Magno