Mondo di Buddità

27.11.2014 17:51

Eccoci arrivati all'ultimo gradino, quello che sembra irraggiungibile, ma che è dentro di noi esattamente come la disperazione, gli istinti animali, l'arroganza, la rabbia, la tranquillità, l'estasi, l'apprendimento, l'intuizione e la compassione.

Se conosciamo queste parti, dovremmo sentire anche la nostra buddità, ma per comprenderla come le altre, bisogna provarla. Questo mondo non è semplicemente sito in una regione del nostro cervello o nell'intimo di qualche pensiero, ma è il principio neutrale che porta la vita a sbocciare in esistenza. Lo definisco neutro per sottolineare che si tratta di una pulsione non soggetta a condizionamenti. Si manifesta quando ci liberiamo del peso delle illusioni che zavorrano la vita, come quando apriamo gli occhi e scorgiamo la luce del mattino dopo una dormita. Così. In modo naturale. Come se fosse la cosa più normale del mondo. Però se non siamo consapevoli di possederla, difficilmente faremo qualcosa per manifestarla. Per fare un esempio, se noi vivessimo solo di notte, il mondo ci apparirebbe sempre avvolto nel buio se non per le stelle che brillano, ma se ci sforzassimo a cambiare le nostre abitudini, poco per volta scopriremmo anche l'aurora, l'alba, il giorno e il tramonto. Allora tutto sarebbe più chiaro, con contorni nitidi dai colori sgargianti e gli orizzonti non sarebbero più neri e paurosi, ma linee azzurre di opportunità da scoprire. La vita, il lavoro, l'amore e tutto ciò che abbiamo conosciuto fino a quel momento, non sarebbero diversi, ma cambierebbe solo il nostro punto di vista. Una volta recepita in noi, la buddità permea tutti mondi, illuminandoli, per cui anche l'inferno ci darebbe alternative, la collera diverrebbe determinazione e l'avidità giusta parsimonia. Non avremmo più paura, perché diverrebbe semplice attenzione e profonda saggezza.

 

Un discepolo chiede al maestro di mostrargli l'inferno e il paradiso, così il maestro lo porta all'inferno, dove, attorno a un tavolo imbandito di ogni leccornia, sono sedute persone che piangono. Le posate sono talmente lunghe che non possono cibarsi. Gli mostra poi il paradiso, dove la situazione e le posate sono le stesse, ma le persone ridono felici e a proprio agio perché s'imboccano l'un l'altra.

 

Questo per capire quanto sia importante vedere occasioni anche nella disperazione e di quanto conti saperci connessi con gli altri e con l'universo. La compenetrazione delle cose sta proprio nel comprenderla come naturale in noi. Un uomo che cerca la propria e l'altrui buddità, è sul cammino della lungimiranza e della felicità. Nessuno nasce fine a se stesso o incapace di una propria rivoluzione, la stessa crescita, seguita dalla vecchiaia, lo testimoniano, così allo stesso modo una tendenza o un insieme di tendenze negative possono produrre forza interiore come fiori nel prato dopo l'inverno. Basta un po' di sole.

La recitazione di Nam myoho renge kyo contiene la chiave per rimuovere ciò che abbiamo accumulato per nascondere la nostra buddità, aprendoci a una più ampia e veritiera visione delle cose giorno dopo giorno, perché noi siamo l'inferno e il paradiso di noi stessi, della società e di tutto l'universo.